A Camposanto sono stati recuperati i beni artistici delle chiese

on . Postato in Modena

Sono stati recuperati nei giorni scorsi i beni artistici, culturali e votivi che si trovavano nella Chiesa di San Nicola di Camposanto e in quella di San Girolamo di Cadecoppi. È intervenuta la squadra specializzata di Vigili del Fuoco guidata da Silvio Benedetti e hanno fatto un lavoro egregio dando un contributo essenziale a scrivere una pagina importante della storia di questa nostra comunità colpita dal sisma, che nelle chiese ha alcuni dei suoi simboli principali.

Non è solo una questione di patrimonio quanto piuttosto un legame affettivo nei confronti di oggetti, quadri e statue a cui tutti quanti – credenti e non – ci sentiamo legati poiché da sempre li vediamo e accompagnano le nostre vite - ha commentato il vicesindaco Luca Gherardi - Partecipare di persona a queste operazioni, insieme al nostro Parroco don Valter, ai funzionari della Soprintendenza e della Curia è stata un’emozione enorme che ci ha commosso. Ai Vigili del Fuoco che hanno compiuto questo gesto così importante va il ringraziamento dell’Amministrazione e di tutto il paese. Le pale d’altare e i beni tutelati sono stati trasportati nel deposito del Palazzo Comunale di Sassuolo per i restauri e le ripuliture. A noi resta ora l’auspicio di poterli rivedere tornare presto a casa in tutto il loro splendore.

Fra gli arredi principali mi preme ricordare nella Chiesa di Camposanto la statua di Sant’Eurosia, nostra copatrona che a settembre come ad ogni anno porteremo in processione per le vie del paese, la Pala di San Geminiano, quella dell’Altare Maggiore di San Nicola e San Rocco e la maiolica della Madonna del Bosco.

Per la Chiesa di Cadecoppi meritano certamente un riferimento la pala dell’Altare Maggiore di San Girolamo dipinta da Adeodato Malatesta e la statua di San Fedele a cui la comunità di Cadecoppi è da sempre legata e che abbiamo trovato girata di spalle. Anche recuperando le memorie del passato che costituiscono però i simboli del presente si ricostruisce, o meglio non si rischia di perdere, il senso di appartenenza ad un’unica famiglia, così come mi piace vedere quella dei camposantesi, adesso ancora di più rispetto a prima del terremoto.